Le intuizioni di K. H. Stockhausen conducono la musica e la performance verso i confini estremi del sentire e dell’immaginare. Qual è la giusta distanza? Fino a quando ha senso ripetere proprio “quel” suono? Le sue brevi “partiture testuali” conducono dall’esplorazione del sé all’elaborazione performativa, attraverso un percorso che sollecita nel pubblico ascolto e attenzione, stimolandolo a una trasformazione molecolare. Libero adattamento dall’opera di K.H. Stockhausen.